12/04/2019 14:53

Pellissier, 40 anni
d'amore col Chievo

12 aprile 1979. Più precisamente ad Aosta, una piccola città di 33915 abitanti, nasce Sergio Pellissier. Lo conosciamo come il capitano del Chievo ma la sua storia, è stata un mix di emozioni. Belle e brutte.

Cresce nelle giovanili del Torino, che nel 1997 lo fa debuttare in Serie B contro la Salernitana. L'anno dopo, passa al Varese in C1, contribuendo al raggiungimento dei play-off nella stagione successiva. Acquistato dal Chievo nel 2000, viene poi prestato alla Spal, dove in due stagione sigla 17 gol in 44 partite. Nel 2002 torna a Verona, entrando stabilmente nella rosa gialloblu. Nella sua prima stagione in A, colleziona 25 presenze segnando 5 reti contribuendo così al settimo posto del Chievo, che non basterà per ottenere nuovamente la qualificazione europea. Anno dopo anno, Sergio diventa sempre più importante all’interno delle gerarchie del club scaligero, divenendone capocannoniere nel campionato 2004-2005, contribuendo al raggiungimento della salvezza arrivata all’ultima giornata.

Come si fa poi a dimenticare quella cavalcata europea dove lui stesso si è reso protagonista? Forse già da quel momento, avremmo dovuto capire che ci sono vite che càpitano e vite da capitàno. Sergio ha deciso di optare per la seconda, trascinando anima e corpo in tutto quello che fa. Ma cos'è un capitano al giorno d'oggi? Non servono tante parole per spiegarlo, tanto meno citazioni poetiche di gran classe. La risposta ci viene data ogni giorno da uno come lui. Trascinatore dentro e fuori dal campo. 40 anni oggi, ma solo sulla carta d'identità. 40 anni oggi racchiusi ancora nella speranza di un bambino, all'interno di un corpo da ragazzino che continua ad inseguire il suo sogno.

Non è stato tutte rose e fiori nemmeno per uno come lui. Nella stagione 2014, il tecnico Eugenio Corini, suo compagno di squadra nei primi anni 2000, lo esclude infatti dalla squadra titolare, relegandolo ad allenarsi con la primavera anziché con la prima squadra e inserendolo solamente in alcuni spezzoni finali di partita. Decide così di voler lasciare il Chievo, ma scappare è la scusa di chi non ha più voglia di lottare. Così, grazie al buon senso e alla sua solita ragionevolezza, decide che casa sua è dove si trova il suo cuore. Casa sua è Verona.

Ritrova l'entusiasmo grazie a Maran e nonostante l'ultimo periodo (compreso quello attuale), dove la difficoltà è stata fin troppa, decide comunque di sputare sangue per la maglia numero 31. A distanza di tutto questo tempo ed a 40 anni freschi freschi, lo ritroviamo ancora qui. Una sorta di eterno Peter Pan che rinnova il suo contratto con Wendy, giurandole amore eterno.

Se niente dura per sempre, il suo Chievo sarà il suo niente. Se è vero che esiste un lieto fine, ci piace pensarlo con lui e quella maglia numero 31 cucita addosso. Perché quando si parla di Sergio, la realtà assomiglia più ad una dolce favola: il buono vince sul cattivo, la speranza non muore mai e come di consueto, l'amore; il SUO amore trionfa sempre. Tanti auguri eterno capitano e altri cento di questi giorni in gialloblù.

ELEONORA TACCONI