25/05/2019 08:03

Play-off, a Pescara
vendetta da consumare

Pescara e Verona saranno di fronte domenica prossima 26 maggio alle ore 21, per il ritorno della semifinale play-off (andata al Bentegodi, 0-0, mercoledì 22 maggio). Non è la prima volta che le due squadre si giocano uno spareggio promozione. Nel Campionato di Lega Pro 2009/10, infatti, al termine della “Regular Season” del Girone B, abruzzesi (58 punti) e veneti (55) si posizionarono rispettivamente secondi e terzi in classifica ed insieme a Rimini (quarta a quota 51) e Reggiana (quinta a 49), diedero vita ai playoff promozione per la Serie B. In quella stagione, al primo posto, si piazzò il Portogruaro (59 punti) che andò in cadetteria direttamente. Nella semifinale playoff, il Verona guidato da Vavassori (dopo l’esonero di Remondina) superò il Rimini (23 maggio 2010, 0-1 in trasferta con il gol di Dalla Bona al 61’; e 0-0 al Bentegodi il 29 maggio 2010). In finale affrontò il Pescara che nel frattempo, aveva fatto fuori la Reggiana (0-0 a Reggio Emilia e 2-0 all’Adriatico). La finale d’andata, si disputò in riva all'Adige, il 6 giugno 2010 e terminò 2-2. L’Hellas andò a segno con Ciotola al 5’, ma a riequilibrare il risultato ci pensò Ganci su rigore al 54’. Al 68’ Sansovini per gli ospiti raddoppiò, ma i gialloblù pareggiarono in extremis (90’+4’) con Russo, accendendo una piccola fiammella di speranza per il match di ritorno. Come nella gara che si sta per giocare domenica prossima, anche in quell’occasione, il Verona avrebbe dovuto solo vincere all’Adriatico. La sfida però, giocatasi il 13 giugno 2010, non fu favorevole agli scaligeri che dovettero soccombere per 1-0 (58’ Ganci). Il sogno promozione in Serie B, fu rimandato e coronato l’anno successivo, quando alla guida tecnica ci fu Andrea Mandorlini (subentrato a Giuseppe Giannini). Considerando lo spareggio del 2009/10 dunque, l’incontro del 26 maggio, può essere visto come una specie di rivincita o vendetta per il Verona di Alfredo Aglietti. E chissà, magari stavolta a festeggiare saranno i “mastini” e non i “delfini”.

ANDREA FAEDDA