16/06/2019 15:04

Amami Alfredo
e l’irriconoscenza

Sette righe di un freddo comunicato. Sette-righe-sette. Nascoste dalla distrazione generale di un venerdì pomeriggio afoso di inizio estate pre-weekend. Così il Verona, inteso come società, ha ringraziato Alfredo Aglietti. L'uomo a cui una città intera deve la promozione più clamorosa e per certi versi più bella (emozionalmente) della storia congedato come un “la qualunque” a caso di passaggio. Un saluto in sordina, cortese, breve e glaciale, con Setti che, da par suo (non bastasse il resto), ci ha messo il carico da novanta con il suo personalissimo “omaggio” ad Aglio: “La grandezza del mister è stata quella di riproporre con maggiore efficacia le giocate di Grosso”. Ecco, quello che si dice un complimento...Grosso poi magnificato dal presidente più dello stesso Aglietti: “Con lui si è giocato un gran calcio”. Beffa su beffa.

L'impressione è che Aglietti sia stato quasi un “intruso” nei gangli di questa società. E da vincente ancora più “scomodo”. Colpa d'Alfredo, insomma, che come cantava Vasco “con i suoi discorsi seri e inopportuni mi fa sciupare tutte le occasioni...”. Un Aglietti per animus pugnandi, umanità, immediatezza molto vicino ai veronesi tanto quanto sono lontani Setti e i suoi pretoriani incravattati. Un Aglietti pane e salame, poco mediatico (per come funzionano i media oggi) e genuino e spiccio. Tutto il contrario della triste e lunare “commedia” di parole vuote, stravaganti alibi e balle (intese come amenità) che ci siamo sorbiti in questi quattro anni di grande mediocrità (perché al netto di Aglietti anche l'ultima annata resta tale e in mezzo ci sono le due retrocessioni più vergognose della storia).

Sia chiaro, chi scrive non discute la mancata conferma di Aglietti che, anzi, per quel che conta mi trova pure d'accordo. E Juric non c'entra nulla. Qui si parla di stile, metodo, signorilità. Tutte qualità che Setti ha ancora una volta dimostrato di non possedere. Perché Aglietti, ca va sans dire, andava celebrato e ringraziato diversamente. Ma del resto per dirla con il mio amato Totò: “Signori si nasce e io modestamente nacqui”. Loro, invece, no.

FRANCESCO BARANA