19/11/2019 20:23

Verona piange Puliero
l'ultimo saluto a S.Zeno

È sua la voce che annuncia il mitico gol senza scarpa di Elkjær, sempre sua quella che racconta l’altro gol, quello che il 12 maggio 1985 consegnò lo scudetto al Verona (GUARDA SERVIZIO TV). Memorabili le sue radiocronache che celebravano le reti dell’Hellas con gli “Alé alé alé bum bum”. Era il cantore per antonomasia delle partite gialloblù che ha seguito fino all’ultimo, anche dall’ospedale, il volto veronese più conosciuto del teatro amatoriale, l’ultimo o forse unico baluardo rimasto di satira locale libera e sferzante.

Classe 1946, ex professore di lettere, Roberto Puliero era diventato famoso a Verona anche grazie alla televisione: celebri i suoi personaggi da Don Bortolon parroco di Cavaion, a Gedeone tifoso di Bovolone, dal marito della “Michelina Sironi”, condannato a stirare per la moglie, all’edicolante intransigente.

Indimenticabile la “Gran torcolada", il primo telegiornale satirico, che era pronto a ripartire su Telenuovo anche quest’anno, non appena il suo conduttore si fosse rimesso. Perché aveva in mente di ripartire Roberto, sia con la tv, sia con la Barcaccia, la compagnia che ormai era, è, un po’ sua. Amava scherzare dicendo che gli altri fondatori li aveva sterminati tutti ed era rimasto solo lui, anche alla cerimonia dei 50 anni, quando cercava di ricordare in poche parole mezzo secolo di storia, tra commozione e risate. Un traguardo che ha tagliato provato dalla malattia, ma sempre carico di entusiasmo e di idee, con lo spirito dinamico e brillante di chi sa ridere e far ridere anche nei momenti più duri.

Roberto Puliero ha contribuito a diffondere la cultura del teatro popolare in lingua veneta, diventando il nome di riferimento tra le compagnie amatoriali a Verona per tutto ciò che riguarda Carlo Goldoni. Preparato, arguto, in scena sempre imprevedibile: chi recitava con lui sapeva che le sue parti potevano essere stravolte di spettacolo in spettacolo, e sempre splendidamente. Tenace e testardo: se volevi parlargli - non c’era verso - dovevi telefonare a casa ed era così che partivano gli inseguimenti, perché non ci si trovava mai, ma non importava, perché il cellulare lui non l’avrebbe - non l’ha - comprato mai.

Alla fine avevi ragione tu, Roberto, si può vivere anche senza cellulare. Si può vivere senza tutto, certo, ma senza di te Verona tutta è un po’ più povera.

I funerali saranno celebrati venerdì 22 novembre alle ore 16 nella Basilica di San Zeno.



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