22/03/2020 10:11

Il VERONA DI MURA
MAESTRO DI GIORNALISMO

Libri, vino, cibo. Tra bon vivant, oltre che tra uomini di cultura e spessore morale, ci si intende. Domenico Volpati, mediano e leader del Verona dello scudetto, era amico di Gianni Mura, firma storica di Repubblica che ci ha lasciato sabato mattina: “Fino a qualche anno fa ci vedevamo, ultimamente lui non stava bene e ci sentivamo al telefono” dice Volpati dalla sua casa di Castello di Fiemme in Trentino. Mura, racconta Volpati, era legatissimo a Verona e al Verona: “Voleva bene a noi ragazzi dello scudetto e ai colori gialloblu, e portava in palmo di mano Bagnoli. Tra me e lui poi è nata anche un'amicizia vera”. Volpati ne ripercorre la genesi: “Mura è stato l'unico giornalista che ho fatto entrare a casa mia per un'intervista. Era l'estate del 1985, quella dello scudetto, lui spesso saliva in Trentino, perché sua moglie Paola è di Baselga di Pinè, che dista appena mezz'ora da casa mia. All'epoca ci conoscevamo ancora poco, lui quell'anno aveva seguito molte nostre partite per Repubblica assieme a Gianni Brera, ma oltre a qualche saluto e chiacchiera non si era andati. Quell'estate mi telefonò, gli ho aperto le porte di casa perché voleva intervistarmi, lo incuriosivo, mi stimava come calciatore ed era colpito dai miei studi in Medicina. E poi mi disse che Brera, che ancora non conoscevo di persona, gli parlava spesso di me”.

Questa è una storia di legami, che parte proprio da Brera: “Brera scriveva sempre bene del sottoscritto, talmente bene che a volte ne ero perfino imbarazzato. Riuscì a farmi i complimenti anche qualche anno dopo, nel 1987, dopo che avevamo perso 3-1 con la Sampdoria e Mancini, che marcavo, mi aveva fatto gol. Lo avvicinai negli spogliatoi di Marassi e mi disse tante belle cose. Comunque sia, Mura era il figlioccio vero di Brera, il solo che è riuscito ad avvicinarcisi, non solo nel mestiere, ma proprio nello stile di vita, tra cultura eno-gastronomica, le sigarette e la convivialità, ed era rimasto affascinato dalle parole che Brera spendeva per me, gli spiegava che ero di vera 'razza' della Lomellina e perciò mi vedeva sotto una luce particolare. In effetti, anche se sono nato a Novara, sono di sangue lombardo-pavese e a Pavia ho studiato Medicina. ”.

E così galeotto fu Brera nell'amicizia tra Mura e Volpati: “Leggevo i suoi pezzi sul Tour e siccome amo la Francia, quando citava un ristorante gli telefonavo per approfondire o per rimproverarlo bonariamente se aveva sbagliato un indirizzo”. Poi c'è Verona, c'è l'Hellas: “Aveva una simpatia per la città e per la squadra. Come dicevo, stimava immensamente Bagnoli. Ed era contento quando doveva venire per qualche trasmissione nelle tv locali. Gli piaceva avere me, Tricella e Bagnoli accanto, poi si andava a mangiare da qualche parte. Con Mura se ne va l'ultimo poeta tra i giornalisti, un fuoriclasse di quelli che nascono ogni trent'anni, come Maradona nel calcio”.

Il giornalista e telecronista Rai Stefano Bizzotto, amico di Mura e di Volpati, conferma: “Lui è quello che somiglia di più a Brera, ancora più di Clerici e Fossati, anche perché ne ha ereditato gli sport, calcio e ciclismo. Dice bene Volpati, il rapporto con Verona e il Verona di Mura era profondo, legato indissolubilmente a quello scudetto e alla figura di Osvaldo Bagnoli. Ne parlava spesso, anche in privato”.

FRANCESCO BARANA