22/05/2020 19:41

Borini: Rigenerato
grazie a mister Juric

“Tornare sul campo è stato strano, dopo tanta inattività. E’ stato bello rivedere tutti i compagni e lo staff tecnico, però manca non poterli ancora riabbracciare per via delle distanze sociali da rispettare, seguendo così il protocollo sanitario. Fisicamente sto bene e fortunatamente non ho accumulato massa grassa. Durante la quarantena sono rimasto a Milano e mi sono allenato seguendo le indicazioni del nostro preparatore. Ho anche studiato per la maturità perchè vorrei iscrivermi all’Università”. Queste le dichiarazioni del giocatore del Verona, Fabio Borini, intervistato su Instagram dall’account dell’Hellas, per la rubrica “A tu per tu”. Prosegue l’attaccante: “Difficile riprendere ad allenarsi in queste condizioni. Lo stop è stato molto lungo. E’ rischioso sia mentalmente che fisicamente. In questa fase invece sono importantissimi i dettagli. Dovremo farci trovare il più possibile in forma per la ripresa del torneo. Meno male che il mister ci aiuta standoci un po’ addosso. Non vuole che si allenti la presa. Dobbiamo stare sempre sul pezzo”.

Sull’esordio in maglia gialloblù: “Appena arrivato ero già scalpitante. Volevo disputare subito la gara contro il Genoa ed invece ho giocato contro il Bologna, segnando pure un gol. Non vedevo l’ora. I compagni mi hanno accolto benissimo. Sono entrato in un meccanismo già realizzato, ma i compagni mi hanno fatto sentire a casa. Gioco poi nel mio ruolo e mi esprimo come so fare. Il mister mi ha dato molta fiducia ed io mi trovo a meraviglia in questo contesto. Anche il mister se n’era accorto e mi ha confidato che quando giocavo nel Milan, si vedeva che non mi esprimevo con naturalezza”.

Sulla gara contro la Juventus, vinta 2-1, grazie alla sua rete e a quella di Pazzini: “Nonostante fossimo andati in svantaggio immeritatamente, ci abbiamo sempre creduto di poter recuperare e vincere”.

Su Verona: “Mi manca girare al centro della città, la parte turistica non la conosco ancora bene”.

Sui vari spogliatoi che ha vissuto in carriera: “Per impressione mi ha colpito quello del Chelsea dal punto di vista caratteriale. Ero più giovane e mi son trovato ad aver a che fare con gente come Ballack, Lampard, Terry, Deco, Drogba, Joe Cole, ecc… . C’era da imparare ovunque ti girassi. Ma anche quello della Roma non era da meno con Totti, De Rossi, Osvaldo e Burdisso. Ogni spogliatoio però ha i suoi equilibri. Anche questo di Verona non è assolutamente leggero ed il raggiungimento dei risultati aiuta tantissimo”.

Sui compagni più forti con cui ha giocato: “E’ difficile fare un elenco. Balotelli è stato uno dei più forti. Quelli che però mi hanno dato di più sono Drogba e Terry che mi hanno insegnato i trucchi del mestiere”.

Su uno sportivo che l’ha ispirato particolarmente: “Direi Michael Jordan, ma non lo ricordo tantissimo perché ero troppo giovane quando lui giocava. In famiglia abbiamo sempre avuto una predilezione per l’atletica leggera. Quindi questo sport è sempre stato nella mia indole. Più che per uno sportivo individuale, sono sempre stato incline per uno sport, appunto l’atletica”.

Sul giocatore dell’Hellas che l’ha sorpreso maggiormente: “Rrhamani e Kumbulla mi hanno impressionato particolarmente per l’intensità che mettono sia in allenamento che in partita. Pur essendo giovani, stanno facendo bene. Anche Dawidowicz l’ho visto bene”.

Sui cori del Bentegodi e sulle tifoserie in generale: “La Curva Sud del Verona ha un coro che mi piace molto e che somiglia a “God Save The Queen”. I nostri tifosi sono fantastici, però ricordo anche quelli della Roma che al tempo in cui ho giocato io, non erano da poco”.

Sul gol più bello della sua carriera: “Non ne ho uno in particolare, però per importanza ne ricordo 3: quello con la Nazionale Under 21 nella semifinale contro l’Olanda; quello segnato a Wembley e la punizione contro il Norwich quando giocavo con lo Swansea”.

Se ha avuto rimpianti nel lasciare il Milan, dopo l’arrivo di Ibrahimovic: “Mi sarebbe piaciuto giocare con lui perché in fatto di mentalità saremmo andati d’accordo. Vuole e pretende sempre il massimo. Ci ho giocato però contro e pure in campo, da avversario, si fa sentire”.

A.F.